Scuola Secondaria di Primo Grado Giuseppe Gioachino Belli

Roma 00195

Sede via A. Mordini, 19 • tel. 06 37500227-37526543, fax 06 37517481
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XIV Concorso di Poesia Romanesca

2006-2007

La S.M.S. "G.G. Belli" di Roma in collaborazione con l'Associazione dei Genitori "Noi del Belli" e con il patrocinio del Comune di Roma, al fine di contribuire alla salvaguardia del patrimonio culturale e linguistico della nostra città ed alla valorizzazione del dialetto, lingua d'uso quotidiano capace di comunicare ed esprimere emozioni, sentimenti, bisogni come qualsiasi altra lingua, indice il XIV Concorso di Poesia Romanesca riservato a tutti gli alunni delle Scuole Medie.

Modalità di partecipazione

  • Possono partecipare tutti gli alunni delle Scuole Medie di Roma e Provincia. Le scuole che aderiscono alla iniziativa dovranno inviare entro il 25 Marzo 2007 le poesie in romanesco a tema e a metro liberi presso la nostra scuola al seguente indirizzo di posta elettronica: conc.poesiaromanesca@virgilio.it
  • Ogni componimento deve riportare nome, cognome, classe e scuola frequentate dall'alunno autore.
  • Una commissione presieduta e nominata autonomamente dal Dirigente Scolastico della S.M.S. "G.G. Belli" selezionerà e valuterà le poesie e, a proprio insindacabile giudizio, proclamerà i Vincitori per le classi: 1ª, 2ª, 3ª ed un Vincitore assoluto.
  • L'associazione dei genitori "Noi del Belli" si riserva la possibilità di pubblicare le poesie inviate.

Le poesie premiate saranno comunque inserite nel sito internet della scuola

Premiazione

La cerimonia della premiazione avrà luogo in coincidenza con le iniziative dei festeggiamenti per il Natale di Roma, sabato 1 aprile 2007 alle ore 10,30 presso l'ufficio di presidenza della sede di via Mordini.

Il Dirigente Scolastico
Dott.ssa Carla Costetti

Giuria

La Giuria presieduta dal Dirigente Scolastico Dott.ssa Carla Costetti è composta da:
Massi Buzzao
Pio Cerocchi
Pino De Roma
Antonella De Giusti
Angelo De Vita
Marina Frunzio
Carlo Gnetti
Roberto Tavani
Marcello Teodonio
Pietro Teodonio


I Premio assoluto

L'Arcobaleno

Capita pure a Roma,
città de gran splendore,
che er sole lascia er posto
a un lugubre grigiore.

E quinni er Colosseo, San Paolo e er Cuppolone
so' tutti ricoperti da 'n grosso nuvolone.
Piove su Roma antica, piove in periferia,
se svotano le piazze, la gente scappa via.

Er Tevere se gonfia, Trastevere è 'nzuppata.
Ma la città de Roma è bella anche bagnata.
E quanno torna er sole su tutti e sette i colli,
se ponno finarmente richiudere l'ombrelli.

Poi si te dice bene e si sei fortunato
potresti assiste a un fatto del tutto inaspettato:
se tratta de 'n fenomeno che quanno c'è er sereno
guardanno verso er celo trovi l'arcobaleno.

Mo ve dirò perché a me tanto me piace:
è che sti bei colori so' quelli della pace!

Federica Toscano - S.M.S. D. Purificato, Roma - II C

Motivazione della Giuria

La composizione scorre su una versificazione libera da canoni asfissianti, anche se le tre quartine centrali e il distico finale procedono per lo più per coppie di rime baciate. E così anche la conclusione sulla pace che piace, finisce per acquistare un rilievo emozionante e inaspettato. La poesia, infatti, è soprattutto la figurazione realistica di una città estesa nei cui circuito restano le differenze tra le antichità e la periferia, alle quali, però, la pioggia e poi l'arcobaleno restituiscono una profonda unità spirituale che finalmente ha il suo sfondo nel cielo sereno, attraversato, appunto, dai colori della pace.


II Premio assoluto

Li lacci delle scarpe

Laccio legato: "Compà, oggi te vedo messo male."
Laccio sciolto: "Che te lo dico a fà, so' un animale."
Laccio legato: "Anvedi, me pari 'no straccio morto!"
Laccio sciolto: "Ma nun lo vedi che so' tutto sciorto?"
Laccio legato: "Bada, che la fai cascà sta cretina!"
Laccio sciolto: "Ahò, che te baccaji a sta porella?"
Laccio legato: "Pe forza, fa rivortà le budella!
Pe le scarpe nove, arza la voce.
Poi pe la moda le fa diventà cioce!"

Tania Girone - S.M.S. G.G. Belli, Roma - I C

Motivazione della Giuria

Nell'intuizione di questo breve dialogo tra due lacci, si racchiude uno dei culti più frequentati dalle ultime generazioni: le scarpe. Agli adulti sembrano tutte più o meno simili, e, invece, ogni scarpa vuol dire qualcosa. Non solo per marca o tipo, ma anche su come viene calzata con o senza nodo ai lacci, proprio come si legge in questa poesia che ha la sua morale negli ultimi due versi che ben descrivono il ricorrente dramma per le scarpe che si consuma tra genitori e figli. Questi le vogliono a tutti i costi di un certo tipo, ma poi le portano come le "cioce". Termine che a Roma è una storia e che qui sorprendentemente e a proposito, viene richiamato dall'oblio alla modernità.


III Premio assoluto

Me s'è rotta Nonna!

Quest'anno la vacanza è annata male,
co' mi nonna caduta dalle scale.
Non tutte le ciambelle so' cor buco
e cor "Nintendo" a Roma me riduco.
Però, sta peggio lei dentro 'na stanza.
Almeno j'è calata un po' la panza
a magnà brodo e purè da quattro mesi:
se po' conzolà coi chili scesi.
Ar mattino prelievi e accertamenti:
devono da vedé i miglioramenti.
Tra esami e flebbo passano le ore,
pe fa' sì che non voli ar creatore.
"So' stufa", dice lei, "de sta vitaccia."
"Lo so, nonnetta mia, che vòi che faccia?"
"Er fisioterapista è un fetentone!"
"Posso provacce io a fa' er bastone!"
Vecchina mia, nonnetta malridotta,
nun è finita, perché te sei rotta!
Hai da tené più duro, avé speranza,
sei più importante te de 'na vacanza!

Bianca Sipala - S.M.S. G.G. Belli, Roma - II C

Motivazione della Giuria

E certo i nonni fanno parte della vita dei ragazzi, e ne costituiscono un terminale affettivo decisivo. Con le storie che raccontano e che tramandano la memoria tra le generazioni, con le mille piccole complicità con le quali smussano le durezze dei genitori sempre un po' stressati, e anche con i loro guai fisici che tante volte ne risaltano l'importanza. Tutto questo è racchiuso nella freschezza immediata di questa composizione ravvivata dal discorso diretto delle citazioni, e dalla conclusione piena di un sentimento che sorprende e improvvisamente commuove. Un passaggio tipico della tradizione letteraria romanesca.


I Premio "Roma"

'Na città

C'è 'na città a sto monno
che solo a nominalla t'emozioni,
'na città de mille secoli de storia
che però oggi è piena de cafoni;
che nun riescheno a capì
che annanno avanti de sto passo
ce pòi rimane stecchito,
a scerta, co 'n canchero o 'n collasso;
giranno pè li vicoli in mezzo a tanta bellezza
incontri 'na marea de machine,
mezz'ommini ignoranti e prepotenti,
e quarche tonnellata de monnezza;
pe non dì poi de la periferia
coi quartieri dormitorio e l'abbusivi,
le discariche, le puzze e l'apatia:
e pe fortuna che semo ancora vivi.
E li vecchietti? Ne volemo parlà?
Non sanno come movese e te guardano allibiti
però so' avvelenati e te vorebbero menà.
E li giovani che fanno?
Ce pensano ar futuro o continuano a fà danno?
Ma si nun c'è nessuno che ce tiene e che je spiega
che nun cià senso dì "ma tanto che me frega",
Colosseo, San Pietro e Fori
continueranno a splende e a riceve onori,
ma tutto er resto prima o poi andrà in coma
e rimarrà solo un grande nome: Roma.

Luca Giannone - I.C. D. Purificato, Roma - I A

Motivazione della Giuria

È proprio vera l'espressione di Silvio Negro: "Roma, non basta una vita". Chi può descriverla compiutamente? Oggi, come ieri, oppure nel suo passato glorioso e remoto. Pure con i suoi quartieri dormitorio delle periferie, oppure con l'invivibilità dei rioni del suo centro storico invaso da "'na marea de machine". Insomma Roma ha sempre bisogno di un pensiero affettuoso e devoto, di un canto appassionato come quello del nostro giovanissimo autore che con una intuizione geniale mette in relazione la perennità dell'Urbe con l'interrogativo esistenziale delle nuove generazioni, facendo così intravedere che le persistenze gloriose della città, in fondo sono di aiuto ad andate avanti e a spendere bene la propria esistenza.


Classi Prime - I Premio ex aequo

Lo zoo

Uno de li mejo giochi che esiste
è forse vede la savana in città,
er deserto in piazza,
l'Africa a Roma.

È bello vede l'animali più rari,
o certe vorte, magari,
vedesse vicino er leone che sbuffa sur vetro.

Chissà se poi sbuffa perché l'hai scocciato,
oppure se fa come er micio affamato.
Ma a Roma me pare che le berve feroci
vivono fori dalle gabbiacce atroci.

Alessio Manni - S.M.S. G G. Belli, Roma - I B

'Na matina de febbre

Quanno m'arzo la matina
nun me va d'annà a scola.
Ciò la tosse, er raffreddore,
puro un po' de mar de gola.
Dico a mamma che sto male,
me risponne: "Ce vai uguale".
Cara mamma che tormento,
a me me viè 'no svenimento.
Ma quanno a casa resto sola,
preferisco tornà a scola.

Federica Latini - S.M.S. Caio Duilio, Ostia Lido - I I

La notte

Ner celo 'na stella luccica,
la luna se sveja piano piano,
er vento nell'aria friccica,
er silenzio nun è lontano.

Er sole è già tramontato,
er celo s'è oscurato,
è buio fonno fonno,
e s'addorme tutto er monno.

Chiara Giallatini - I.C. D. Purificato, Roma - I A

La scola seconno me

Quanno vado a scola me sento assonnato,
quanno se esce, invece, rinato:
italiano, matematica, materie pesanti
più dei buoi e dell'elefanti.
Un po' t'annoi, tranne a ricreazione
anche se te sgridano in continuazione.
Scrivi scrivi, te fanno male le mani
un dolore che manco a li cani.
Insomma nun me piace la scola.
Penso popo che sia 'na sola.

Gian Marco Medda - S.M.S. Caio Duilio, Ostia Lido - I F

L'omo primitivo

Quanno l'antenato mio s'arzava
pijava la clava e a caccia annava.
Salutava er fijo co' la mojettina
e presto partiva ogni matina.

Dopo avé adocchiato un giovane cerbiatto,
tirava la lancia e er gioco era fatto.
Arivato a casa l'animale scuoiava
e pe 'n antro giorno se magnava.

La sera poi nun era un gran divertimento.
Nun c'ereno li giochi e le diavolerie del momento.
Manco la televisione c'era,
s'annava a dormì presto e bona sera.

Giacomo Grosso - S.M.S. G.G. Belli, Roma - I B

Mi' fratello

Sto birbante de mi' fratello
se crede de stà in un castello.
Quanti capricci fa!
senza però mai lacrimà.

"Vojo questo, vojo quello,
vedi sto gioco quant'è bello!"
Lui vo' tutte le cose mie,
io nun je le do, che litanie!

Nun è cattivo, e un po' capriccioso,
ma è de coccole che è bisognoso.
Sto piccoletto è un terremoto:
già lo vedo teppista su 'na moto.

Puro pe magnà nun ce so' santi,
ce fa diventà matti tutti quanti:
mi' madre tanto se dispera,
e è 'na sinfonia ogni sera.

Poi a 'na cert'ora s'acquieta.
Quanno dorme è 'n angioletto,
lo vedi che s'abbraccia er cuscinetto.
E allora io je canto la ninna nanna:
"Dormi quieto, dormi bene,
tu' fratello te vo' sempre bene."

Francesco Sparacino - S.M.S. G.G. Belli, Roma - I B

La scola

Ma che ve siete impazziti?
Io studià l'inglese?
Ve foste rimbambiti?
Riesco a malapena in dialettese!
La matematica poi… che mar de testa!
M'è proprio nemica… fosse armeno onesta!
Co' quei problemi fasulli s'è avvizzita…
Fossero quelli i problemi de la vita!
Nun parlamo poi de grammatica:
sta materia m'è proprio antipatica…
tutte quelle regole, li congiuntivi…
Robba da ommini primitivi!
Io so' moderno:
a me me piace solo l'odore der quaderno!
Volemo parlà de la scienza?
Quasi peggio de la menza!
Troppi animali, troppe piante…
Uh, quant'è pesante!
Storia, geografia?
Ch'er diavolo se le porti via!
Ma che me frega a me 'ndo è stato
o ch'ha fatto Napoleone?
S'ha vinto, perzo, pareggiato,
quer trombone!
Tecnica? Oh bbella!
Forse me piaceresse
se 'nsegnasse
la "tecnica"
pe' rimorchià 'na pischella…
Arte? Musica? Ma che d'è?
Tutti modi pe' fa perde tempo
a un tipo serio come me
che cià da penzà alla vita…
ch'è troppo bella e troppo corta
pe sprecalla fosse puro co' 'na gita!
Ahò, nun ce crederete
ma manco ginnastica me piace…
corre e saltà me fa fatica!
Morto mejo 'na partita alla play.
Siete d'accordo, vero? OK!
Ma… dimose la verità:
è ancora mejo beve e magnà!

Eugenio Urso - I.C. D. Purificato, Roma - I A

L'inverno

È l'inverno a Roma, questa è la stagione.
Ma nun c'è neve sur cuppolone,
niente cappello, niente sciarpone:
annamo a fà er bagno ar fontanone.
Anvedi che callo co' sto magone:
spoijamose tutti alla stazione.
Pijamo er treno pe Ostia Lido;
ma portamose l'ombrello…
…che nun me fido!

Samantha Marziali - S.M.S. Caio Duilio, Ostia Lido - I L

Li fratelli

Già aveccene uno è 'no strazio
ma co' due c'è da diventà pazzo:
ve parlo der primo ch'è 'na vera peste,
matina e sera ce concia tutti pe le feste;
de fallo stà carmo nun c'è proprio verso,
sapessi quanto tempo ciò perso…

A vorte provo a rubbajie quarche gioco
e allora lui me lacrima poco poco.

C'è poi quello piccolino,
è appena nato
ma è già tutto sonato…

E quindi come posso fà?
però 'na cosa bona c'è:
senza de loro nun saprei co' chi giocà.

Giorgio Menichetti - S.M.S. G.G. Belli, Roma - I B


Classi Seconde - I Premio ex aequo

Er Mollica

Poro Sor Mollica ch'è morto!
Era 'n pezzo de pane, porello.
Ar funerale c'era un filone de gente,
la moije Rosetta piagneva farina.
Ma la fija, Margherita, che pizza!
Nun faceva che parlà co' 'n' amica, Spiga.
La sorella era un botto capricciosa:
co' un goccio d'ojjo, vedessi come se carmava!
Era la morte sua, co' rispetto pe' li presenti.
A casa der Mollica c'era un silenzio de tomba
ner cielo c'ereno stelle e pane dell'angeli.
Puro er cane Briciola diceva la sua,
ma l'unica cosa ch'ha rimediato
so' state du' ciavattate
e je sò pure piaciute!

A professò, sarà pure bella la poesia,
ma a me m'ha fatto venì solo fame!

Battistella Alessia - S.M.S. Virgilio, Ardea - II E

L'amore è amore!

Vagava infreddolita triste e sola
da quarche vile 'ngrato abbandonata.
L'accarezzammo, poi subito adottata.
Nun sapevamo come se chiamava.
Era tanto graziosa: 'na volpina.
Così cambiammo il nome della razza.
togliemmo "vol" e la chiamammo Pina.
Nacque tra noi profonda l'amicizia:
anzi, tra lei e mi' nonna un grande amore
che quanno quarche volta s'assentava
sembrava che provasse anche dolore.

Ce pare de sentisse un po' più soli
da quanno quella sera se n'è annata.
È come se ce manca quarche cosa,
noi nun semo come chi l'ha abbandonata.
Avremmo voluto oltre che amalla
fà quarcosa in più che sotterralla.
Ma noi sapemo che a sto monno infame
nun se po' piagne si te more un cane.
Però noi lo famo a volte, de nascosto,
quanno nun c'è nessuno a noi vicino,
guardanno la cuccetta adesso vota
'ndo stava sempre lei: sotto er camino.

Eva Maria Fusco - S.M.S. S. D'Acquisto, Cerveteri - II B

Er bello d'esse fratelli

Nella famiglia mia io so' er primo nato,
ma come figlio unico poco so' durato,
perché li genitori mia co' impazienza,
hanno voluto incrementà la discendenza.

Mica, però, m'hanno detto gnente
che ciaveveno sto pensiero impertinente,
così che da unico regnante indisturbato
me so' ritrovato presto spodestato.

E pensà che cocco de mamma e de papà,
da solo felice e contento potevo campà,
pe nun parlà dello spazio e delle commodità,
si ciavessi avuto 'na cammera d'esclusiva proprietà.

Mò, invece, pe stà tranquillo un pochettino
tocca che me chiudo ne lo sgabuzzino.
E nun ve dico poi quanto me lagno
quanno de matina me perdo er turno ar bagno.

C'è pure chi me dice pe consolazione,
quanno a vorte cedo all'esasperazione,
"tu t'hai er privilegio della primogenitura",
ma a me me pare tanto 'na fregatura!

Ma in fin dei conti penso che m'annoierei,
si nun ciavessi pe litigà li fratelli miei.
Pace, silenzio, carma ma anche noia:
allora è mejo tutta sta baldoria!

Perché anche se tutto er giorno baccajamo
e spesso e volentieri s'accapijamo,
se sentimo uniti da un grande affetto,
anche se nun se lo dimo… pe dispetto.

Marco Maimone - S.M.S. G.G. Belli, Roma - II B

È domenica

Stamane me so' arzato
e il latte ho ingurgitato;
me sentivo 'na monnezza
tutto era 'na schifezza:

mi' fratello che rompeva,
mi' sorella che piagneva,
la piccoletta che magnava
e mi' madre che strillava!

Poi mi' padre, poveretto,
stava ancora dentro al letto,
bisognava ormai svejallo,
ce godevo troppo a fallo!

Sur lettone siam sartati
come tanti indemoniati!
A lui prese 'n accidente
e nun cià capito gnente.

Me so' proprio divertito
(so' de certo un gran bandito!).
Se stamani ero giù,
ora il monno è tutto blu.

Andrea Scala - S.M.S. C. A. Dalla Chiesa, Roma - II D

Er nero e er bianco

Pensandoce,
sulla lavagna nera
cor gessetto bianco ce se scrive.

Sur foijo bianco immacolato
colla penna nera
er poeta ce scrive.

Ma perché de sto concetto
quanno passa dall'oggetti
alle persone

solo er bianco
è degno de rispetto?

Viali Ilaria - S.M.S. Virgilio, Ardea - II L


Classi Terze - I Premio ex aequo

Mi' sorella

Mi' sorella se chiama Eleonora,
un ber nome, dorce e cortese,
degno de 'na reggina o de 'na gran signora,
ma chi lo porta starebbe mejo a quer paese.

M'aricconta mi' madre che da piccolino
volevo 'na sorella e non un fratellino.
Ma quanno er desiderio s'è avverato,
vajelo un po' a spiegà che avevo solo scherzato.

De fisico diciamo è piccoletta
e, si volemo, puro rotonnetta.
Certo che co' quello che se magna
annerebbe avanti un paese de campagna.

Gira, strilla, quello che tocca spacca
e si la contraddici, comincia a fa' la matta.
Parla e straparla tutto er santo giorno
e mai che se levasse un po' de torno.

Ma poi che ce vòi fà, conviene falla breve,
tanto l'arrabbiatura se scioje come neve.
Nun è cosi cattiva e poi, a di' tutto quanto,
spesso nimmanco io me paro proprio un santo.

Ahó sti quattro versi l'ho messi proprio insieme,
me manca solo de dì… che se volemo bene.

Fabrizio D'Aprile - S.M.S. Caio Duilio, Ostia Lido - III A

Er mercato

Nella piccola piazzetta
c'è una grande confusione:
c'è chi venne la porchetta
e chi inforna er ciambellone.

Molta gente se ritrova:
chi se bacia e se saluta;
c'è chi intanto venne l'ova
nella pace più assoluta.

Se discute de problemi
e de ciò che succede intorno,
ce se scorda della spesa
e dell'ora del ritorno.

Poi se compra in tutta fretta,
e alla fine se vedrà,
se s'è fatto un vero affare
o si è tutto da buttà!

Lorenzo Santucci - I.C. Leone XIII, Carpineto Romano - III B

Sto in casa famija a Capannelle

So' Luca e ciò un carattere spensierato,
da tutti veramente molto amato,
vorrei vive co' mamma e papà,
ma pare che nun se possa fà.

Sto in casa famija a Capannelle,
anche qui ce so' delle cose belle,
amici, personale specializzato,
ambiente luminoso e ordinato.

Io però ce sto sempre a rosicà,
perché vorei vive co' mamma e papà:
pe li regazzini de l'età mia
è la cosa più scontata che ce sia!

Er sogno mio più grande
è ner futuro vive puro in du' stanze,
ma co' mi madre e er mi' papà;
spero tanto che se possa realizzà…

Luca Inchingoli - S.M.S. Via Alessandro Severo, Roma - III G

Me sembra ieri

Me sembra ieri che so' uscito dalla quinta
pieno de sogni e co' ner core tanta grinta.
Ma alla gente je piace un sacco chiaccherà:
"Sta in campana… la tua vita cambierà…
Nun starai più sparapanzato pe ore e ore…
Su quei libri lascerai li chili de sudore!
E le cose se faranno sempre più serie:
ciavrai da studià un fracco de materie".
A forza de sentì sta tiritera
me so' convinto che la storia fosse vera.
E si me sbajo… si dico: "Sì, maestra!",
vòi vede che la prof me frulla giù dalla finestra?
E quanno er compito è troppo complicato,
si lo sbajo non sarà mica reato!
Eppure sti tre anni so' passati…
Anzi, a dì la verità, a me me so' volati.
Nun ho trovato bulli, ma amici assai sinceri
e professori in gamba, de quelli proprio veri.
Si, ho faticato, me so' proprio impegnato,
ma dello studio me so' come innamorato.
E mo che m'aritrovo a 'n'artra svorta
la gente aricomincia 'n'artra vorta:
"Voi annà ar liceo? Che parola grossa…
Mo davero te devi dà 'na smossa!"
Ma sta botta nun ce casco, nun ce credo…
Nun avrò paura finché er rischio nun lo vedo.
Perché in fonno la salita diventa 'na discesa
si hai imparato che nun devi mai mollà la presa!

Andrea Mirkopulos - S.M.S. Caio Duilio, Ostia Lido - III F

Er gallo e la gallina

Er gallo disse un giorno alla gallina:
"Quanto sei strana! Quanto sei curiosa!
Incominci la matina, becchi de qua e de là,
magni quello che trovi senza selezionà.
Puro l'ali ciai corte! Nun poi manco volà! "
La povera gallina, un po' scocciata,
lo guarda e co' 'na voce un po' stonata
risponde ar gallo che la sta a canzonà:
"È vero, so' un po' goffa da nun poté volà,
nun ciò quer gargarozzo che a te te fa cantà,
ma a quarche cosa servo:
mentre tu passi er tempo là sopra a criticà,
io magno e faccio l'ova de prima qualità.
E poi sa che te dico?
Che puro si la vita mia è un po' diversa dalla vita tua,
la fine è sempre quella:
co' un po' de rosmarino alla padella!"

Francesca Ricci - S.M.S. Leone XIII, Carpineto Romano - III C


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