Scuola Secondaria di Primo Grado Giuseppe Gioachino Belli

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Gli scrittori e Prati

Interviste

a cura della 2 H, prof.ssa Rossella Rossi

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Ci sono molti libri, di diversi autori recenti che accennano a luoghi del quartiere Prati, che ha recentemente compiuto 100 anni.
Uno dei più importanti scrittori del 900, Luigi Pirandello, quello che per primo forse ci ha incuriosito, lo ha citato addirittura già durante il periodo di costruzione, ma altri lo hanno seguito nei decenni successivi e ancora oggi altri ne trattano.


Prati

Abbiamo trovato molte altre indicazioni letterarie riguardo alle nostre strade, nella produzione degli autori nella mappa.
Siamo partiti dalla nostra curiosità di lettori, che ci ha portato ad incontri a volte casuali con gli spunti che ci interessavano. Ci siamo divisi in gruppi, occupandoci tutti di qualcosa: interviste, mappe e ricerche. Inoltre, abbiamo raccolto informazioni sui diversi scrittori, confrontando le loro vite e i loro libri.

Ed ecco il risultato: un elenco, piccolo e del tutto parziale, di autori molto noti nella nostra letteratura contemporanea, abitanti del nostro quartiere, e di quei personaggi che ci "vivono" o vi si trovano a passare.
Arbasino, Camilleri, Cassola, De Cataldo, Gadda, Moravia, la Sanvitale, persino l'eccentrico argentino Wilcock, tutti a spasso per le nostre strade, attraverso le storie che hanno creato.
E noi, tutti intenti sulle loro tracce…

Ed alle loro parole, che abbiamo tradotto in francese ed inglese per indicare che le nostre vie partono da Prati, ma ci conducono nel mondo…


Montalbano è stato qui

Intervista ad Andrea Camilleri per il Centenario del Quartiere Prati

di Francesco Narcisi

L'anno scorso il nostro quartiere, Prati, ha compiuto 100 anni. Abbiamo cercato, io e i miei compagni, per l'occasione chi fossero gli scrittori che hanno vissuto o vivono qui. Lei, Andrea Camilleri, è uno dei più famosi e amati nel mondo. Questa intervista sarà sul rapporto che ha con questo quartiere.

Professore, in che anno è venuto a vivere in Prati? Aveva già finito la scuola?
Sono arrivato a Roma nel settembre del 1949 e avevo 24 anni. Avevo già finito tutte le scuole, sono venuto qua per un concorso all'Accademia d'arte drammatica per aiuto-regista. La mia prima casa fu quella di Piazzale degli Eroi dove all'epoca non c'era neanche la fontana, mi ricordo una vecchia fornace in disuso. Monte Mario era campagna. Poi, da sposato, mi trasferii a via Bazzoni, vicino a piazza Giovane Italia, dove sono nate le mie figlie.

Perché ha scelto Prati? Cosa le piaceva?
Quando non avevo da studiare, mi addentravo in questo quartiere. Mi colpivano l'ampiezza dei viali, gli alberi, i marciapiedi larghi, e la tranquillità e la luce. Insomma, era riposante, ci abitavano i vecchi ufficiali dell'esercito…

Le cose che le piacevano quando è arrivato qui ci sono ancora oggi? È cambiato tanto questo quartiere? In meglio o in peggio?
Alcune cose sono scomparse, altre sono cambiate. Quando sono arrivato a via Bazzoni alla sera io e mia moglie sentivamo le pecore tornare verso Monte Mario: di giorno i pastori venivano giù per vendere latte, formaggi… Prati allora aveva la campagna vicina. Le case non sono cambiate perché per la maggior parte erano già state costruite. Ho visto cambiare i negozi: mi è dispiaciuta la chiusura di due librerie storiche che frequentavo molto volentieri, di cui ero affezionato cliente.
Comunque a parte il caos cittadino, che non c'era, non direi che le cose sono cambiate in peggio… I cambiamenti non sono negativi di per sé, dipende dall'uso che se ne fa, internet è un esempio classico.

La gente negli anni è cambiata? Com'era e com'è adesso?
La gente nella sostanza non è cambiata, certo è più nervosa, qui come negli altri posti.

Il quartiere Prati l'ha mai ispirata nel suo lavoro di scrittore?
Io scrivo della Sicilia e dei siciliani che conosco molto bene e da lì traggo ispirazione. Certo, questa è una zona che ha ospitato molti scrittori e artisti, per esempio Balla stava a via Oslavia, perché lì ci sono i palazzi con le altane, quei grandi locali con ampie vetrate all'ultimo piano, luminosissimi, ideali per un artista.

Perché Montalbano non viene mai a Roma? Se ci venisse gli farebbe svolgere un'indagine nel quartiere Prati?
Montalbano a Roma ci è venuto due volte: in "La finestra sul cortile", pubblicato a puntate sul Nasone, un periodico di quartiere, e in "Un cappello pieno di pioggia", uscito su La Repubblica. Nel primo racconto il commissario è ospitato a casa di un amico che vive nel quartiere Prati. Montalbano, che non ha mai vissuto in un appartamento con le finestre che danno in un cortile (vive a Marinella in una villetta sulla spiaggia ndr), è incuriosito dalla vita che si svolge dietro le finestre, negli altri appartamenti. In "Un cappello pieno di pioggia", l'azione si svolge qui, tra il Tevere e il nostro Commissariato di zona.

Il 2011, oltre che il centenario del nostro quartiere, è stato anche il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Lei lo ha festeggiato?
Certo, sono un siciliano e sono un italiano, ho esposto fuori dalla finestra il tricolore, un tricolore particolare, un fazzoletto partigiano.

Grazie professore per la sua disponibilità e gentilezza!


Giancarlo De Cataldo

Intervista ad Giancarlo De Cataldo

Opera più importante "Romanzo criminale" (2002)

di Laura Perrucci

Quanti anni hai?
Ho 55 anni. Sono nato nel 1956.

Dove sei nato?
Sono nato a Taranto, in Puglia.

Da quanti anni vivi nel quartiere Prati? Perché?
Vivo in Prati da due anni, ma mia moglie fa l'avvocato e ha lo studio in questo quartiere da 15 anni. Io sono anche un giudice, lavoro nel tribunale di Piazzale Clodio, quindi conosco il quartiere da venti anni.

Prati è per te un buon posto dove vivere? Ti trovi bene qui? Quali sono i vantaggi di vivere in Prati?
Prati è un bellissimo quartiere, è molto comodo, è pieno di negozi, ci passano tanti autobus e la metropolitana ed è anche bello per farci una passeggiata. Quando è possibile, si deve lasciare la macchina, così si inquina di meno e si vive meglio la città.

Hai mai parlato di Prati nei tuoi libri? Hai vissuto episodi, esperienze nel quartiere che hai poi raccontato nei tuoi libri?
Sì, una volta, in un romanzo, ho raccontato di quando ero studente all'Università e andavo a vedere i film in un piccolo cinema in via Pompeo Magno, il Cine Club Tevere (ora cinema Labirinto). Dopo il film, mi fermavo sempre a Piazza dei Quiriti a guardare gli alberi, la fontana e a pensare un po'.


Francesca Sanvitale

Intervista ad Enrico Silva per Francesca Sanvitale

di Letizia Carollo, Martina Manno, Andrea Mazzitelli, Barbara Silva

Il 20 marzo 2012, Enrico Silva, figlio della famosa scrittrice Francesca Sanvitale, è venuto nella classe 2 H per rispondere alle domande poste da parte degli studenti e della loro professoressa di lettere, Rossella Rossi.

Francesca Sanvitale aveva delle passioni?
Sì, lei aveva una forte passione per la scrittura.
In generale le sue passioni erano focalizzate sullo studio: per esempio anche quando ascoltava musica studiava gli spartiti.

La scrittrice aveva un posto preciso per lavorare o qualcuno da cui prendeva ispirazione?
Il suo lavoro proveniva da uno studio approfondito e non da un'ispirazione momentanea. Lei viaggiava, osservava e leggeva tantissimo. Da tutto questo nasceva un'idea per un libro, racconto o saggio.
I personaggi dei suoi libri non erano delle persone reali ma le loro caratteristiche si potevano rifare a delle persone reali e solo una volta un suo personaggio fu ispirato a suo figlio.

Secondo lei quali erano i suoi autori preferiti?
I libri preferiti dalla Sanvitale erano tantissimi, i suoi autori preferiti erano tanti e vari da Moravia a Yehoshua, da Roth a Musil. Lei tra le altre cose si è interessata anche di psicanalisi, del cui argomento ha letto molti libri.

Cosa si prova a essere suo figlio?
Per me è stata sempre presente come madre e non come scrittrice, ora ne sono orgoglioso, anche se non ho seguito la sua carriera, infatti mi sono occupato di fisica. È sempre stata semplicemente la mia mamma, e quindi da ragazzo la consideravo anche pesante e noiosa, ma comunque amata.

Ci potrebbe gentilmente descrivere come viveva sua madre durante l'infanzia?
Mia madre viveva sola con mia nonna perché mio nonno non aveva riconosciuto Francesca in quanto i miei nonni non erano sposati.

Quando uscì il suo primo libro?
Il suo primo libro uscì nel 1968/1970 e si intitolava "Il cuore Borghese"; questo è uno dei libri che lei mi ha sempre sconsigliato vivamente, poiché lo riteneva noioso e cerebrale.

Era un'abitudine della scrittrice usare i flashback?
Nei suoi racconti e saggi erano presenti questi flashback perché voleva raccontare non solo gli avvenimenti ma anche come alcuni fatti del passato avessero portato le conseguenze nel presente.

Quali erano i suoi libri preferiti, tra quelli che lei scrisse?
Sicuramente "Madre e Figlia" che fu il libro più venduto ed anche quello che ricevette per lo più critiche positive, ma anche "Il figlio dell'Impero" che le portò via molto tempo e molta fatica. Addirittura prima di scriverlo ha voluto ripercorrere le tracce di Napoleone II in macchina. Ne era molto orgogliosa visto che il libro ebbe molto successo in Francia, proprio per l'accuratezza e la precisione nella ricostruzione.

In classe abbiamo lavorato su uno dei racconti di Francesca Sanvitale intitolato "Barbara del Mare"; quale legame ha avuto con la sua vita privata?
In realtà, il racconto è ispirato ad un episodio della mia infanzia, ma è stato scritto molti anni dopo ed io ne sono venuto a conoscenza in maniera inaspettata perché, come ho detto, non seguivo la carriera letteraria di mia madre.
È stato soltanto un caso, stavo studiando per l'università fuori Roma e lo lessi per la prima volta sul "Messaggero". Mi accorsi che in questo racconto c'era una parte di quella che era stata la mia infanzia, infatti narra di due bambini, Barbara e Federico, che si incontrano al mare e diventano quasi più di due semplici amici, trovando reciprocamente l'uno nell'altro piccoli aspetti in comune. Anche se insignificanti. Ma quando l'estate finisce sono costretti a lasciarsi tra pianti e urla…
Quando lo lessi, rimasi sorpreso dal fatto che mi ritrovavo quasi in maniera identica in quel piccolo bambino, di nome Federico.

Il nome di sua figlia, Barbara, è stato preso dal racconto "Barbara del Mare"?
Sicuramente quell'episodio di vita narrato in quel racconto è stati importante ma certo se avessi avuto un figlio maschio non lo avrei chiamato Federico. Infatti, in seguito è accaduto, ne ho avuto uno, e l'ho chiamato Valerio

Sua madre ha vissuto in diverse città italiane; quale fu davvero la sua città, insomma la sua preferita?
Mia madre ha vissuto molti anni a Firenze ma l'ha sempre considerata una città bella, sì, ma piccola e quasi scomoda per poterci vivere. Solo quando si stabilì a Roma capì quella era la città "perfetta" dove poter vivere. Ed è qui che sono nato. Poi ci siamo trasferiti per pochi anni a Milano e infine siamo ritornati a Roma, dove sono cresciuto e ora vivo con la mia famiglia.

Sua madre viveva solo della narrativa?
No in realtà gli scrittori fanno quasi sempre altri lavori per mantenersi. Per esempio lei lavorò alla RAI come molti intellettuali del suo tempo.
Inoltre dal 1950 al 1970 la RAI era il luogo culturale per eccellenza. Francesca Sanvitale era contenta di lavorarvi. Il suo compito era quello di scrivere per la RAI per i programmi culturali

Quale rapporto aveva con le interviste la scrittrice?
Francesca Sanvitale non negava interviste a meno che non le fosse impossibile. Quando si trattava di interviste di tipo politico faceva più attenzione alla persona ed al giornale che le proponevano l'intervista.

A nome di tutta la classe e della nostra professoressa, vogliamo porgerle i nostri ringraziamenti per il tempo che ci ha dedicato. Con la speranza di rincontrarla la salutiamo.




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