Roma e le lingue Europee

 

La diffusione della civiltà urbana in tutto l’impero è certamente l’eredità più vistosa lasciata dai Romani sui territori del vecchio mondo. Tra le città nate dalle colonie militari ci sono, lungo il fiume Reno, Colonia, Bonn, Coblenza, Magonza, Aquisgrana, Treviri, Strasburgo. Lungo il fiume Danubio invece si trovano Budapest e Vienna. Un’altra eredità lasciata dai Romani è stata la lingua. Infatti i Celti della Gallia e della Penisola Iberica, inclusi entro i confini dell’Impero, vennero romanizzati e abbandanarono le loro lingue per parlare il latino da cui ebbero poi origine lo Spagnolo e il Francese. Oltre la lingua i Romani lasciarono il diritto: le leggi elaborate dagli antichi Romani furono la base delle leggi. Ancora oggi, il diritto romano è fondamentale per gli studi universitari di legge in tutto il mondo. Non dobbiamo dimenticare l’architettura, l’ingegneria, la costruzione di strade, ponti, acquedotti: i tracciati delle antiche vie consolari romane sono il nucleo centrale del nostro sistema stradale ancora oggi. Sui resti delle città costruite dai Romani in Italia, in Europa, in Africa e in Asia sono state edificate nuove città. Sulle fondamenta di edifici pubblici romani si sono costruite chiese e palazzi. Infine l’organizzazione e l’amministrazione dello stato: le nozioni, le esperienze, le regole lasciate da Roma sono state sfruttate per secoli e secoli dai governanti, dai politici e dai funzionari di molti altri stati. Inoltre gli accampamenti dell’esercito romano furono la base per la costruzione di numerose città in tutto il mondo allora conosciuto. Due vie maggiori tagliavano in croce il campo: il cardo maximus e il cardo decumanus. Nello schema costruttivo delle città di origine romana è riconoscibile la stessa rigorosa disposizione geometrica adottata per gli accampamenti. Nella realizzazione di una strada la prima, fondamentale, operazione era quella di individuarne il percorso, studiando con cura il territorio da attraversare. Questo compito era affidato ai gromatici. Essi, oltre a individuare il tracciato più breve, dovevano considerare eventuali ostacoli naturali, la natura del suolo e del sottosuolo, stabilito definitivamente il tracciato, intervenivano i genieri che incidevano il terreno con due solchi paralleli, distanti tra loro circa due metri e mezzo. Tra i solchi i genieri scavavano un fossato che veniva poi riempito a strati alterni di materiale consistente e materiale leggero. Sopra quest’ultimo strato venivano infine sistemati i lastroni di pietra che costituivano la copertura finale. Questa doveva risultare leggermente arcuata per consentire lo scorrimento dell’acqua piovana nei fossetti laterali. Spesso, fuori dai centri urbani, la superficie delle strade non era lastricata ma rivestita di ciottoli di fiume. Completato il lavoro, un carro attrezzato con un particolare strumento di strumentazione, percorreva il centro della strada registrando le jkl distanze in miglia. Ogni miglio poi veniva segnalato su "pietre miliari" posto e al margine della strada: in questo modo il viaggiatore poteva conoscere la distanza che lo separava dal centro più vicino. Era difficile che una strada dovesse superare ostacoli naturali lungo il suo percorso, in particolare fiumi e montagne. In questi casi erano necessarie opere molto complesse come viadotti, gallerie, ponti. Soprattutto questi ultimi, autentici capolavori di alta ingengneria ancora in buono stato di conservazione, costituiscono le testimonianze più significative della rete stradale romana, come il ponte di Augusto a Narni o quello di Pont-Saint-Martin in Valle d’Aosta.