Gli acquedotti

Nel costruire gli acquedotti i Romani avevano messo a punto una tecnica rimasta insuperata per oltre 1500 anni. Mentre gli acquedotti moderni sono costruiti con grandi tubature di cemento o di ghisa che corrono nel sottosuolo, gli acquedotti romani erano dei canali, sorretti da lunghe serie di arcate in pietra e mattoni. Dopo il necessario, alcuni tratti dell’acquedotto passavano però in gallerie; e quando i dislivelli da superare erano troppo alti, i Romani ricorrevano ai sifoni fatti con tubature di piombo. Gli acquedotti erano lunghi da 20 a 80 km e ne erano stati costruiti moltissimi, in Francia, in Spagna, e in tutto il nord Africa. Roma era servita addirittura da 9 acquedotti, costruiti nel corso dei secoli, tra il più antico, che era quella dell’acqua Appia, e i più recenti, come quello dell’acqua Claudia, correvano 400 anni. Oggi i resti degli acquedotti romani fiancheggiano la via Appia e offre una testimonianza della grandezza di Roma. Molti acquedotti partono da un bacino artificiale, creato con le sbarramento di una piccola valle tra le colline.