Area di Inquadramento dei popoli mediterranei

Alle aree più antiche, Egizia, Fenicia e Babilonese, assai vitali e affacciate sul Mediterraneo orientale, si sommano quelle che si sono formate con l'avvento della potenza di nuovi popoli, come gli Etruschi e i Romani. Aumenta quindi la diversità culturale ed economica tra le aree geografiche dell'Europa e del bacino del Mediterraneo. Le nuove aree sono costellate da numerose città, perché nelle loro contrade si è sviluppata la civiltà urbana. Non ci sono invece città nelle vaste regioni europee popolate dai Celti e situate al di fuori di queste aree più avanzate.

Area etrusca

Essa era alimentata dal rame delle miniere toscane e dal ferro dell'isola d'Elba. Nei primi secoli dell'Età del ferro i Romani non avevano ancora sviluppato la loro potenza.
Gli Etruschi sono riusciti a collegare il Tirreno e l'Adriatico e a controllare i due versanti dell'Appennino, l'ardua barriera tra la Pianura e l'Italia centrale.

Area Cartaginese

Estensione:

A differenza degli Etruschi, che avevano un controllo del territorio soprattutto terrestre, l'area economica cartaginese era marittima e si basava sul triangolo Cartagine-Cagliari-Palermo.

Queste città erano di fondazione fenicia e occupavano una posizione che assicurava l'incontrastato dominio sul Canale di Sicilia, chiave d'ingresso al Mediterraneo occidentale.

I Cartaginesi si erano quindi indirizzati ad espandersi nel Mediterraneo occidentale e nella Penisola iberica, dove avevano fondato Cadice, situata oltre lo Stretto di Gibilterra. Da qui gli abili navigatori cartaginesi raggiungevano le miniere di stagno della Cornovaglia dove erano i Celti.

Area Greca

Estensione:

L'area d'espansione dei Greci era situata a cavallo tra oriente e occidente e, rispetto a quella etrusca o cartaginese, era molto più vasta e ricca di città.
Queste erano però disunite e spesso rivali. La loro suddivisione era favorita dall'articolazione geografica del territorio.
Attorno al 490 a. C. l'Impero Persiano minacciava di invadere la Grecia

Il Medioevo Ellenico e l'alba della rinascita:

I Greci dei tempi storici, che risalgono ad oltre l'VIII secolo a. C., ritenevano di discendere da una leggendaria stirpe d'eroi. Uomini di splendida bellezza e di forza prodigiosa, questi eroi navigarono fino agli estremi confini del mondo alla ricerca di un vello d'oro, guerreggiarono per 10 anni contro i Troiani per una bella donna, e uno di loro, Eracle, affrontando il ciclo delle sue 12 fatiche, riuscì a domare mostri e animali feroci. Per molti secoli gli studiosi ritennero che questi eroi e le loro avventure fossero pura leggenda poetica, ma ora sappiamo che queste leggende avevano una base nella realtà storica. Per quasi un secolo gli archeologi hanno continuato a disseppellire le prove di una ricca civiltà che fiorì fra il 1600 e il 1100 a.C.: a Micene, il centro di questa civiltà, era la reggia d'Agamennone, il re che nella leggenda guida gli Achei alla guerra di Troia. Questo mondo miceneo, da millenni scomparso, si era in origine sviluppato da un mondo antico, cioè dalla brillante civiltà minoica di Creta, che dominò l'Egeo dal 2000 circa al 1400 a. C.

I Minoici erano un popolo vivace, sensuale, amante del piacere, dei colori splendenti, dei giochi complicati e degli abiti eleganti. Le loro case, che talvolta erano alte fino a cinque piani, avevano lucernari per l'illuminazione e terrazze gradinate. I loro palazzi erano dotati di un sistema di tubature, avevano persino i gabinetti con scarico all'inglese, che rimase ineguagliato per accuratezza sanitaria fino all'epoca Vittoriana. I loro successori micenei ereditarono in parte le loro abilità tecniche, se non tutta la loro raffinatezza culturale.

Atene e Sparta:

Atene e Sparta rappresentano nella vita greca due concezioni filosofiche opposte: la libertà politica e intellettuale di fronte ad una rigorosa disciplina militare. Quando i Dori si stabilirono a Sparta, la organizzarono come una caserma, e la città conservò questo carattere finchè non ebbe soggiogato le vicine popolazioni della pianura laconica. Allora, per un certo periodo, Sparta divenne uno dei più brillanti centri culturali che fiorissero al termine del Medioevo ellenico. Produceva una ceramica squisita ed era nota per i suoi festival di canti e danze. Ma quando le necessità militari tornarono a prevalere, tutto questo disparve e Sparta, che ormai era diventata una delle più grandi città stato della Grecia, ritornò alle sue concezioni primitive. I suoi cittadini divennero servi dello Stato, rigidamente controllati dalla nascita alla morte. Dai sette anni in su i fanciulli erano educati alla guerra, imparavano non solo ad usare le armi, ma a sopportare le più dure fatiche e ad accettare la disciplina senza obiezioni. La vita famigliare praticamente non esisteva. Gli uomini mangiavano alla mensa comune, non potevano sposarsi prima dei 20 anni e non potevano vivere con le loro spose fino all'età di 30 anni. Dopo i 30 anni potevano avere un focolare domestico, ma i figli appartenevano allo Stato. Anche nei periodi in cui lo Stato non si trovava in pericolo immediato, Sparta rimase conservatrice e austera nella sua concezione essenziale e considerò sempre un'estrema semplicità come la massima virtù. Atene aveva avuto la forza di respingere gli invasori Dori perché sorgeva su una fortezza naturale, la rocciosa Acropoli. Per questo si riversarono ad Atene e nella circostante campagna attica i fuggiaschi delle altre città micenee, fra cui la famiglia reale di Pilo. Ben presto la popolazione divenne troppo numerosa per lo spazio disponibile relativamente limitato. Così nel 1100 circa a.C. cominciò una prima ondata d'emigrazione. I Greci si avventurarono nel Mar Egeo per cercare nuove patrie sulle isole egee e sulla costa occidentale dell'Asia Minore. Queste colonie di emigrati greci nel Mar Egeo e sulle coste orientali furono chiamate Ionia. Le prime colonie ioniche sorsero sulle isole di Nasso, Chio e Samo, ma altre ben presto seguirono sul continente. Il suolo era ricco, la costa offriva ottimi porti e numerosi fiumi, come il tortuoso Meandro, che aprivano al commercio e all'espansione un facile passaggio verso l'interno. I coloni greci non erano sempre bene accetti alla popolazione locale, e così i nuovi venuti si fortificarono in città murate. Queste precauzioni si rivelarono molto utili, perché quando le colonie cominciarono a prosperare furono minacciate dai Cimmeri e dai Lidi, che l'uno dopo l'altro aveva soppiantato gli Ittiti nell'Asia Minore.

Mare e Scambi:

I motivi che avevano spinto i Greci ad espandersi nel Mediterraneo erano i seguenti:
le città-stato greche estendevano il loro potere su un territorio limitato e avevano poche risorse minerarie. Di conseguenza, per ottenere il ferro, lo stagno e i cereali, i Greci si erano spinti a cercarli presso altri popoli, ai quali offrivano in cambio merci pregiate: olio, vino, vasi, armi. E poiché la penisola greca è protesa nel mare, i Greci, che avevano una gran pratica marinara, si sono avventurati sia verso il Mar Nero sia verso il Mediterraneo.

Colonie:

Le nuove città venivano costruite di sana pianta, secondo precisi piani urbanistici. Per far questo, i coloni sceglievano il terreno in posizione favorevole, quindi tracciavano i principali assi stradali, tra loro perpendicolari; dividendo il terreno in lotti, ubicavano le piazze e i mercati, quindi costruivano le case, i teatri, le basiliche, i templi e tutto ciò che rendeva vivibile la città. I Greci perciò hanno dato luogo alla più grande avventura coloniale dell'antichità. Questo è l'aspetto che, più d'ogni altro, ci permette di assegnare il ruolo di area economica chiave a quel piccolo mondo mediterraneo sul quale si era estesa la civiltà greca. Infatti, mentre nelle altre regioni della penisola italiana, esclusa l'Etruria, la popolazione viveva ancora in villaggi fortificati, l'Italia meridionale e la Sicilia erano diventate sede di una spettacolare rivoluzione urbana. Risale a questo periodo la fondazione di Cuma, Paestum, Agrigento, Segesta, Siracusa, Messina, Gela, Locri, Crotone, Metaponto, Taranto e addirittura Ancona. L'insieme delle colonie greche in Italia era così vasto che fu chiamato MAGNA GRECIA.

Agricoltura:

All'aratore greco un rudimentale aratro offriva un lavoro limitato. Malgrado il vomere di ferro, arrivava appena a voltare le zolle. Per completare il lavoro, il contadino doveva di solito ricorrere alla vanga. L'agricoltura greca fece pochi progressi nel corso dell'antichità classica. Non conoscendo la rotazione agricola, i Greci seminavano i loro campi in cicli di un anno di raccolto pieno e un anno di terreno in colto. Persistevano a mietere il grano col falcetto in mancanza di roncola e a trebbiarlo facendovi passare sopra i buoi; ma appresero a prosciugare le paludi e a sistemare a terrazze i fianchi delle colline. Il contadino greco non fu mai in grado di sfamare tutta la Grecia, ma otteneva prodotti che, aggiunti agli articoli dell'artigianato cittadino, poteva scambiare in tutti paesi mediterranei e del Mar Nero.

Alimentazione:

Ogni giorno i Greci erano soliti fare tre pasti: uno leggero alla mattina, un altro verso mezzogiorno o durante il pomeriggio ed un terzo, il più abbondante, di sera.
La base della loro alimentazione era costituita da cereali, soprattutto orzo e grano, importati in forte quantità.
La maza, farina d'orzo impastata in gallette, insieme al pane di frumento (artos), era il cibo essenziale nella vita di tutti i giorni, ma anche verdure, formaggi, cipolle, olive ed aglio non mancavano mai in tavola.
La carne, tranne quella di maiale, era molto costosa ed i poveri della città potevano mangiarla in occasione dei sacrifici. Di pesce, invece, ce n'era in abbondanza e di molte qualità: calamari, seppie, frutti di mare, conchiglie, tonno, sardine ed acciughe erano probabilmente la pietanza principale della popolazione urbana.
Il pasto poteva terminare con frutti freschi o secchi, soprattutto uva, fichi e noci, e dolcetti al miele.
Si beveva acqua, latte, soprattutto di capra, e una specie di mistura di miele e acqua.
Il vino era la bevanda reale, il "dono di Dioniso", ma raramente si beveva puro; spesso si allungava con l'acqua o si arricchiva d'aromi, come il timo, la menta e la cannella.

Scrittura e Arti:

Le leggi erano scritte e tutti le potevano leggere. I Greci infatti, adattando l'alfabeto fenicio alla loro lingua, avevano elaborato un tipo di scrittura semplice che, diversamente dai geroglifici egiziani, poteva essere scritta e letta anche dalla gente comune. Un'altra grande conquista della civiltà greca è stato l'ideale di bellezza elaborato dalla loro arte. Le loro statue, e soprattutto i loro templi costruiti sulle coste dell'Italia, hanno influito sui Romani, che hanno poi diffuso i modelli greci in Italia e in Europa