L'Ebraismo

L'Ebraismo è la religione degli ebrei, la più antica fra le fedi monoteistiche. La lingua italiana utilizza convenzionalmente il termine "ebraismo", benché la religione abbracciata dagli ebrei sin dall'epoca che seguì la fine dell'esilio a Babilonia (VI secolo a.C.) sia definita "giudaismo".La tradizione ebraica considera la propria esperienza religiosa eminentemente come osservanza della Torah, la legge suprema che Dio ha donato al suo popolo, e come Halakah, una "via", un percorso di fede e di vita da seguire scrupolosamente a livello personale e collettivo. Nato nella regione storicamente definibile come Palestina, che in parte coincide con il territorio dell'odierno stato d'Israele, l'ebraismo è oggi diffuso in tutto il mondo a causa della "diaspora", la dispersione degli ebrei durante le persecuzioni.

L'ambiente

Lwpe5.jpg (27374 byte) La Palestina è una piccola regione del Mediterraneo che ha per capitale Gerusalemme. Lungo la costa, il terreno è fertile e pianeggiante. Su un vasto altopiano scorre il fiume Giordano, che sfocia nel Mar Morto. Il clima varia col territorio: è caldo e secco nella zona desertica, caldo e umido nella zona costiera, nella valle del Giordano. Molti alimenti che mangiamo oggi sono d'origine ebraica, come il pane azzimo, i carciofi alla Giudia, la pizza non lievitata, la verdura amara, il sedano ecc. I lavori praticati dagli Ebrei erano tradizionalmente il commerciante, il venditore di stracci (ancora oggi a Roma ci sono molti commercianti ebrei di tessuti e capi di abbigliamento),,l'artigiano.

 

La religione ebraica, il ruolo dei rabbini e le festività

La religione ebraica crede in un solo Dio, quindi è una religione monoteista. Il popolo ebraico si considera il popolo eletto, vale a dire il prescelto da Dio. La volontà di Jahwèh è espressa nei dieci comandamenti dati a Mosè sul monte Sinai e nella Bibbia. Tra le feste religiose, la principale è quella settimanale del sabato, che ricorda il riposo di Dio. Il ruolo dei rabbini consiste nel pregare e nel leggere alcune preghiere. Tutti i rabbini hanno un ruolo importawpe3.jpg (4306 byte)nte, ma il loro capo, (il più saggio), ha l'incarico di leggere e custodire la Torha. Per le festività e per lo Shabbat, il sabato ebraico, giorno interamente consacrato al Signore, è prevista una liturgia particolare; la preghiera dello Shemà deve essere invece recitata dagli ebrei devoti due volte al giorno, al mattino e alla sera, insieme alle formule del Kaddish, invocazione di contenuto spiccatamente messianico. Durante la preghiera, gli uomini devono coprirsi il capo con un cappelletto, detto kippà, che gli ebrei portano per segnare un limite fra sé e Dio, mentre durante l'orazione del mattino nei giorni festivi è d'obbligo indossare un mantello bianco frangiato di lana o di seta che copre le spalle, il tallèth, oltre ai caratteristici filatteri, in altre parole "custodie" cubiche di cuoio, in ebraico tefillin, contenenti piccoli rotoli di pergamena che recano scritti alcuni passi wpe6.jpg (18545 byte)della Torah, fissati con cinghie alla parte superiore del braccio e sulla fronte. Il sabato, giorno di riposo assoluto da ogni attività lavorativa, è dedicato alla proclamazione solenne della Torah, letta integralmente nelle sinagoghe nel corso di un ciclo annuale che inizia in autunno con la celebrazione nota come Simhat Torah, che avviene alla fine della festa di Sukkot: la lettura pubblica del testo biblico costituisce il momento più significativo del culto che si svolge nella sinagoga e la funzione principale assegnata in origine all'istituzione della sinagoga. Gli israeliti devoti sono tenuti ad osservare alcune regole alimentari - la cucina kasher, in altre parole "adatta" astenendosi dalla carne di maiale e dai pesci privi di pinne o squame, considerati impuri, mentre gli animali, tutti i quadrupedi ruminanti con unghia bipartita e il pollame, delle cui carni è lecito cibarsi, debbono essere sgozzati in modo da essere completamente mondati dal sangue; è inoltre proibito consumare contemporaneamente carne e latticini. Fra le feste annuali previste dal calendario liturgico, le principali, legate in origine al ciclo delle stagioni e alle attività agricole, sono state in seguito reinterpretate come ricordo di momenti significativi della storia ebraica. Così la Pasqua, Pesach, "passaggio", festa di primavera che segnava l'inizio del raccolto, ha acquisito il ruolo di memoria dell'esodo del popolo d'Israele dall'Egitto, mentre la festa di wpe4.jpg (4971 byte)Shabuot, celebrata 50 giorni dopo la Pasqua per sottolineare la fine del raccolto, richiama il momento in cui Dio donò al suo popolo la Torah sul monte Sinai e prevede la lettura solenne dei Dieci Comandamenti nelle sinagoghe; allo stesso modo la festa di Sukkot, "festa delle capanne", anticamente connessa al raccolto d'autunno, rievoca, anche simbolicamente, con l'uso di consumare i pasti sotto caratteristiche tende, gli anni trascorsi dal popolo eletto nel deserto prima di giungere alla terra promessa. La festa di Sukkot è preceduta da un periodo penitenziale di dieci giorni, compresi fra il Capodanno ebraico, Rosh Hashanah, e Yom Kippur, il "giorno dell'espiazione", la celebrazione più sacra per gli ebrei, che trascorrono questa giornata nella preghiera e nel digiuno. Alle vicende storiche del popolo d'Israele sono ispirate le feste di kanukah e di Purim.

Ricorrenze importanti

La vita dei fedeli è segnata da alcuni momenti fondamentali, a cominciare dal rito della circoncisione, attraverso il quale i bambini di sesso maschile entrano a far parte della comunità: Dio fece un patto con Abramo, proponendogli di fare la Milha a se stesso e ai suoi discendenti. All'età di tredici anni, poi, il ragazzo raggiunge la maggiore età e festeggia il suo Bar mitzvah, "figlio del comandamento"; con l'impegno di osservare i precetti della legge, è accolto fra gli adulti che guidano a turno la lettura della Torah nella sinagoga, incarico affidato nelle comunità più progressiste anche alle ragazze al compimento del dodicesimo anno. La cerimonia delle nozze, detta kiddushin, "santificazione", è concepita come momento particolarmente solenne per sottolineare il valore di comandamento divino attribuito all'unione coniugale.

La casa

Se per ognuno la casa è un punto di riferimento, per l'ebreo è qualcosa di più: di fronte a un ambiente esterno pieno di simboli e messaggi culturali così diversi, la casa è l'approdo sicuro, il ritorno alle proprie radici. Prima di uscire da casa, l'ebreo pone la mano sulla mezuzà che è affissa sullo stipite della porta. La mezuzà è un piccolo astuccio in cui è scritto tra l'altro lo Shemà. Nel momento in cui sta per uscire da casa, l'ebreo richiama così alla memoria il progetto di vita che è chiamato a realizzare anche soprattutto quando sta per entrare in contatto con il mondo esterno. A parte i precetti che regolano la vita civile, particolare importanza hanno le norme della tzedaqà, l'aiuto ai bisognosi.

I Cibi

Pane del Sabato

La Challà è il pane del Sabato, ha la forma di una treccia ed è ricoperto di semi; è il pane che non deve mai mancare sulla tavola del Sabato, la festività più importante in tutto l'anno ebraico. La forma a treccia del pane rappresenta il serto nuziale. Prima di infornare il pane si stacca e si brucia un pezzetto di pasta, mentre si recita una preghiera.

Pane azzimo

Pane non lievitato, di farina e acqua, che si mangia durante il periodo festivo di Pesach, è ricordato come il pane mangiato degli ebrei nella precipitosa fuga dall'Egitto. Questo tipo di pane, che consiste in una sfoglia sottile, rientra tra i cibi mangiati ritualmente per il Sèder pasquale. Le azzime consumate durante questo pasto speciale sono dette shimmurim e sottoposte a controlli particolari durante le diverse fasi di produzione, affinchè siano realmente kasher.

Pizzarelle con il miele

Dolce tipico della tradizione gastronomica giudaico-romanesca, a base di pane azzimo. Questo, immerso nell'acqua per circa un'ora, è poi fatto scolare molto bene. Per l'impasto si aggiungono zucchero, uvetta, pinoli e uva.

 

Gli Ebrei e Roma

Nel corso del I secolo a.C. il territorio d'Israele passò sotto il controllo di Roma. Nel 63 a.C. Pompeo Magno impose il protettorato romano alla Giudea. Seguirono una serie di re sotto protezione romana, tra cui Erode (37 a.C.-4 d.C.), il riedificatore del tempio (il terzo tempio), sotto il cui regno nacque Gesù di Nazwpe9.jpg (19685 byte)areth. Nell'anno 1 d.C. Augusto trasformò la Giudea in provincia romana, governata da un procuratore residente a Cesarea Marittima: furono lasciati comunque al Gran Sacerdote e al Sinedrio (assemblea ebraica) poteri legislativi, amministrativi e giudiziari. Sorsero varie correnti religiose e politiche: esseni, zeloti, sètte battiste, sadducei, farisei, e più tardi, giudeocristiani. La caduta di Gerusalemme e la distruzione del secondo tempio (70 d.C.) privarono di nuovo Israele del culto sacrificale e del Sinedrio (il massimo organo di autogoverno ebraico). La sopravvivenza dell'ebraismo dipese dalla diaspora, cioè dalla loro dispersione nel mondo. I rabbini, facendo tesoro del precedente patrimonio di discussione e interpretazione della Torà, gettarono le basi dell'intero giudaismo postbiblico.

Fin dai tempi più antichi mercanti ebrei viaggiarono nel Mediterraneo e, quando Roma divenne una città importante, molti Ebrei commerciarono con essa. Dopo che, nel 63 a.C., Pompeo Magno impose il protettorato romano sulla Giudea, i contatti divennero più intensi. Dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C., con la diaspora, si sparsero nel mondo molti ebrei e sorsero comunità ebraiche in tutte le città dell'impero romano. Nel 212 d.C., con l'editto di Caracalla, gli ebrei divennero cittadini romani.

IL GHETTO

Quartiere storicamente destinato alla residenza coatta degli Ebrei. Era chiuso da ogni lato e comunicava col resto della città mediante porte aperte solo di giorno. L'etimologia del termine, di origine veneziana, è incerta. Esempi di quartieri ebraici costituitisi liberamente in Italia si ebbero fin dall'antichità, per il resto d'Europa a partire dall'alto Medioevo. Gli abitanti di solito godevano della libertà di commercio all'interno e all'esterno del quartiere e di una autonomia amministrativa. Durante i secoli successivi, ghetti simili sorsero in tutta Europa (in Germania erano chiamati Judengasse). I ghetti erano circondati da alte mura e durante la notte i cancelli venivano chiusi. In alcuni casi gli ebrei furono obbligati a portare segni distintivi per segnalare la propria presenza al di fuori dal ghetto. L'abolizione di tale sistema di segregazione delle comunità ebraiche all'interno dei centri urbani si deve principalmente alla Rivoluzione francese e ai successivi movimenti di liberazione nazionale che ebbero luogo nel XIX secolo. Prima dell'avvento del nazionalsocialismo, l'ultimo ghetto rimasto in Europa era quello di Roma, abolito da re Vittorio Emanuele II nel 1870. Fu Adolf Hitler, dagli anni Trenta in poi, a imporre la riapertura dei ghetti sia in Germania sia nei paesi che i nazisti occuparono durante la seconda guerra mondiale. Attualmente il termine ghetto è usato per indicare aree urbane ad alta densità di insediamento, nelle quali si concentrano cittadini appartenenti a una minoranza etnica o a una specifica cultura.

Gli ebrei nelle guerre

Hitler attribuiva un'importanza fondamentale alla lotta contro gli ebrei. Perché? Perché essi erano la più importante e numerosa minoranza etnica vivente in Germania. Durante il periodo della dominazione nazista gli ebrei furono rinchiusi nei ghetti e costretti a mangiare pane e acqua. Portati nei campi di sterminio e trattati con violenza, alla fine della seconda guerra mondiale, dopo molti anni di sofferenze, gli ebrei furono liberati dagli Alleati.

Deportazione degli Ebrei romani nei campi di concentramento

Nel ventesimo secolo d.C. una comunità d'ebrei molto consistente viveva a Roma, nella zona del ghetto e in quella di Trastevere; all'arrivo dei Tedeschi, dopo l'8 settembre del 1943, molti ebrei furono privati delle loro libertà e furono deportati nei campi di concentramento.Le S.S si impadroniscono nella sinagoga di preziosi libri ebraici, di manoscritti, e di documenti di fondamentale valore storico e religioso.

16 Ottobre 1943: deportazioni in massa degli ebrei romani. Di 2000, mandati nei campi di sterminio ne torneranno pochissimi. Si riunisce per la prima volta clandestinamente il Comitato di Liberazione Nazionale che afferma solennemente la priorità assoluta della di liberazione, la necessità della formazione di un Governo antifascista che, dopo la cacciata dei tedeschi, si appelli al popolo perchè questo decida quale forma istituzionale lo Stato italiano debba avere.

 

   Ebrei e palestinesi

Nel 1947 l'Onu decise di concedere una porzione di terra al popolo ebraico, che era riuscito a scappare dalle "grinfie" degli antisemiti. Il giorno successivo alla nascita di Israele, nel 1948, la Lega araba, formata da egiziani, giordani, iracheni, siriani e libanesi, dichiarò guerra ad ISRAELE. Si scatenò così il conflitto arabo-israeliano. Nel 1949 lo stato di Israele era uscito vittorioso e possedeva un territorio maggiore di quello previsto dalla spartizione dell'Onu. Lo stato di Israele  ha ingrandito il suo territorio o conquistando terre con la guerra o comprandole  dai Palestinesi. Nel 1967 Israele occupò Gerusalemme, che nel 1880 era già abitata in maggioranza assoluta da israeliti, che si trovavano lì da decenni o vi erano giunti in seguito agli orrori della seconda guerra mondiale. Molta gente non sa che ai palestinesi è concesso quasi tutto, persino di entrare a far parte del parlamento. Ci furono molte guerre successive alla prima, tutte vinte da Israele, che allargò i suoi possedimenti, molti dei quali sono stati restituiti. Una testimonianza della sofferenza tra questi due popoli è riportata nel libro "Ritorno a Haifa" di Ghassan Kanafani, nato nel1936 ad Acri in Palestina e morto in un attentato a Beirut nel 1972.

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                          Deportazione degli ebrei nei campi di sterminio