QUALE FUTURO PER GLI IMMIGRATI?

GNA.jpg (77197 byte)Quale futuro per gli immigrati? Dopo la seconda guerra mondiale l'Europa in via di industrializzazione incentivò l'arrivo di manodopera dal terzo mondo. Ma verso la fine degli anni settanta i nuovi posti di lavoro scarseggiavano e i governi cominciarono a cercare di regolare e di contrastare l'afflusso di extracomunitari (cittadini non appartenenti alla comunità europea) incoraggiando invece gli scambi all'interno della comunità. Quegli anni, però, corrisposero proprio ad una crescita di migranti dai paesi più poveri del mondo verso quelli più ricchi dell'occidente, che hanno tentato di chiudere le proprie frontiere, ma non vi sono riusciti e probabilmente non vi riusciranno mai perchè quest'afflusso non si potrà fermare. Gli immigrati giunti in Occidente, la maggior parte come clandestini (cioè senza permesso di soggiorno e quindi senza e diritti e doveri politici e sociali), faticano a trovare subito lavori regolari e sono destinati a svolgere lavori precari o stagionali detti "in nero" perché ottenuti senza il dovuto rispetto delle norme che regolano i contratti di lavoro. Essi quindi, non svolgendo lavori attraverso i quali si potrebbero inserire nella vita del paese di accoglienza, vivono per lo più nelle strade, dove la loro cultura, le loro abitudini e modi di vivere diversi li identificano come "estranei" alla gente del posto. Questo pone gravi problemi sia agli immigrati sia ai paesi di accoglienza.