Flussi migratori

new-1.jpg (110205 byte)A partire dagli anni '80 l'Italia è diventata meta di una sempre più massiccia immigrazione dai paesi poveri. Migliaia di extracomunitari da allora entrano infatti ogni anno in Italia in cerca di lavoro, costituendo flussi migratori, ossia movimenti di persone che si spostano da un luogo all'altro. Le migrazioni possono essere interne, internazionali, stagionali (i lavoratori si fermano solo  per il periodo in cui occorre la loro prestazione), temporanee o definitive.E' quest'ultimo tipo di migrazione, che prevede il trasferimento di tutta la famiglia del lavoratore, quello che incide maggiormente sulla composizione della popolazione. La presenza degli immigrati, infatti, che costituiscono il 2% circa della popolazione italiana, ha trasformato la nostra società, che si avvia  a diventare multietnica.

Analizzando però le variazioni che i flussi migratori possono apportare alla nostra società, è opportuno prendere in considerazione anche gli spostamenti verso terre lontane che, in passato, hanno visto protagonisti gli Italiani. E' possibile così fare confronti e capire meglio quello che è successo in passato e quello che potrebbe succedere in futuro.

Tra la fine dell' '800 e l'inizio del '900 migliaia e migliaia di persone, che abitavano nelle regioni più povere (Veneto, Italia meridionale, Sicilia in particolare) lasciarono l'Italia per cercare lavoro nei paesi oltreoceano (America del nord e del sud). Anche negli anni '50, dopo la seconda guerra mondiale, avvenne un' intensa emigrazione, questa volta diretta soprattutto verso i paesi europei più industrializzati e ricchi di miniere( Francia, Svizzera, Germania, Belgio). Nel periodo compreso fra il 1958 e il 1962, inoltre, in seguito al decollo industriale di molte zone del Nord dell'Italia, si verificò una forte emigrazione dal Sud: si ritiene, anche se non sono stati fatti calcoli precisi, che si siano spostate più di 900 mila persone, per lo più contadini.